OLIO DI PALMA: IL PARERE DEGLI ESPERTI

Nell’ultimo anno l’olio di palma è diventato il grande protagonista di molti dibattiti in ambito nutrizionale e ambientale. Ma quanto c’è di vero?

L’olio di palma è pericoloso per la nostra salute? Perchè è così tanto utilizzato nell’industria alimentare? La sua coltivazione è insostenibile per il Pianeta? Facciamo chiarezza!


Olio di palmaCos’è l’olio di palma?

E’ un olio di origine vegetale ricavato dalla spremitura del frutto appartenente alla palma Elaeis Guineensis (pianta originaria dell’Africa, oggi diffusa e coltivata in vaste zone tropicali).

L’olio di palma è idrogenato di natura per l’elevato contenuto di acidi grassi saturi. Questo significa che ha una consistenza semi-solida senza essere sottoposto ad idrogenazione. L’idrogenazione è una reazione chimica che rende solidi o semi-solidi gli oli o grassi vegetali.

L’olio di palma grezzo, cioè non sottoposto a raffinzione, è di colore arancio-rosso per l’alto contenuto di carotenoidi (pigmenti organici precursori della vitamina A, un antiossidante).
In seguito al processo di raffinazione, si ottiene un olio di palma raffinato: decolorato, liquido, inodore e con un ridotto grado di acidità. La forma raffinata è sempre ricca di acidi grassi ma priva di sostanze benefiche come gli antiossidanti, presenti invece nella forma grezza.

Dalla spremitura del seme si ricava invece l’olio di palmisto. Anche lui ricco di acidi grassi saturi e quindi con consistenza semi-solida. A differenza però dell’olio di palma grezzo ha un colore bianco in quanto privo di carotenoidi.

L’impatto ambientale dell’olio di palma

L’impatto ambientale legato alla produzione industriale dell’olio di palma è ben noto e documentato.

Purtroppo negli ultimi anni la coltivazione delle palme Elaeis Guineensis è diventata sempre più intensiva. Per le ingenti richieste da parte dell’industrie, molte foreste pluviali del sud-est asiatico vengono devastate.  L’abbattimento di queste foreste comporta la scomparsa di numerose specie vegetali ed animali tipiche di quegli ecosistemi.

La deforestazione provoca gravi danni anche alle popolazioni indigene. Gli abitanti del luogo vengono infatti privati del loro habitat naturale ed impiegati dalle multinazionali a lavorare nelle piantagioni in condizioni di sfruttamento e di mancata sicurezza.

L’abbattimento di porzioni sempre più ampie di verde determina inoltre una produzione maggiore di gas responsabili dell’effetto serra (cambiamento climatico).

Perchè è tanto utilizzato nelle industrie alimentari?

A differenza degli altri oli o grassi saturi, l’olio di palma presenta caratteristiche perfette per la produzione alimentare generalista:

  • basso costo di produzione
  • ottima conservabilità (resistente ai processi ossidativi e di irrancidimento)
  • insapore
  • versatile
  • dona struttura e consistenza al cibo, grazie alla presenza di elevate quantità di acidi grassi saturi

Lo possiamo trovare nei biscotti, cracker, merendine, pane e dolci confezionati, creme spalmabili, cibi pronti (secchi e congelati) e persino nei prodotti per la prima infanzia come gli omogenizzati. L’olio di palma è presente anche nei prodotti cosmetici come creme, saponi e shampoo.

E’ dannoso o no per la nostra salute? 

PROBLEMI CARDIOVASCOLARI

E’ stato dimostrato scientificamente che consumare quantità eccessive di grassi saturi è dannoso per le nostre arterie (colesterolo alto e problemi cardiovascolari). Questo vale non solo per l’olio di palma ma per tutti gli altri grassi saturi come burro, strutto e margarina.

Cibarsi quindi di prodotti contenenti l’olio di palma fa male al nostro sistema cardiovascolare tanto quanto consumare alimenti ricchi di altri acidi grassi saturi (come una bella crostata fatta in casa con il burro).

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) raccomanda di non superare un totale del 10% di assunzione giornaliera di grassi saturi (origine vegetale e animale).

PROBLEMI CANCEROGENICI

Il 3 maggio del 2016, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato una relazione scientifica sui possibili rischi per la salute umana connessi ad alcune sostanze potenzialmente tossiche e cancerogene che si sviluppano durante la raffinazione di tutti gli oli e grassi vegetali (olio di palma, margarina, etc.).

Il processo di raffinazione è da anni considerato dannoso per la salute proprio per la conseguente produzione di sostanze tossiche e cancerogene come i glicidil esteri (GE), 2-monocloropropandiolo (2-MCPD), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD) e relativi esteri degli acidi grassi.

Questi contaminanti sono presenti in percentuali sostanziali in tutti gli oli e grassi vegetali processati, ma principalmente nell’olio/grasso di palma. Vediamoli nel dettaglio.

Glicidil Esteri (GE)

I GE, una volta  ingeriti, vengono convertiti in glicidolo esterificato. Quest’ultimo è un composto purtroppo noto per il suo potenziale carcinogenico e genotossico (mutazioni genetiche).

Il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA ritiene quindi che i GE sono un potenziale problema di salute per il consumatore medio di tutte le fasce d’età giovane e per i forti consumatori di tutte le età.

Motivo di particolare preoccupazione, è l’esposizione ai GE da parte dei neonati. In caso questi consumino esclusivamente alimenti per lattanti, l’esposizione ai GE è fino a dieci volte il livello considerato a basso rischio per la salute pubblica.

Gli esperti dell’EFSA hanno anche messo in evidenza che i livelli di GE negli oli e grassi di palma si sono dimezzati tra il 2010 e 2015, in seguito a misure adottate volontariamente dai produttori. Questo ha determinato una notevole diminuzione dell’esposizione dei consumatori a tali contaminanti.

L’olio di palma contiene quantità di glicidolo pari a 3.955 µg/kg rispetto all’olio di oliva che ne contiene da 0 a 31 µg/kg. Per conoscere il contenuto del glicidolo negli altri alimenti, consulta la tabella B.4 (Appendice B) della relazione scientifica dell’EFSA.

Qual è la dose giornaliera tollerabile?

L’EFSA non ha ritenuto appropriato stabilire una dose soglia giornaliera per un composto che ha un noto potenziale cancerogeno e genotossico.

Tuttavia, il gruppo degli esperti dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ritiene che un’esposizione inferiore a 0,4 µg per kg di peso corporeo al giorno è nel 95% dei casi “low health concern” (i.e., di scarsa preoccupazione per la salute).

2-monocloropropandiolo (2-MCPD)

Non è ancora possibile caratterizzare il rischio per questo composto poichè i dati tossicologici sono ancora troppo limitati.

L’olio di palma contiene quantità di 2-MCPD pari a 1.565 µg/kg rispetto all’olio di oliva che ne contiene 85-88 µg/kg. Per conoscere il contenuto del 2-MCPD negli altri alimenti, consulta la tabella B.4 (Appendice B) della relazione scientifica dell’EFSA.

Qual è la dose giornaliera tollerabile?

Il gruppo degli esperti dell’EFSA non ha definito la dose giornaliera tollerabile per la mancanza di dati tossicologici.

3-monocloropropandiolo (3-MCPD)

Studi condotti su animali hanno confermato il potenziale tossico del 3-MCPD, soprattutto a livello renale e testicolare. Gli effetti genotossici di questo composto sono stati osservati in vitro (in provetta) ma non ancora confermati in vivo.

A differenza dei GE, i livelli di 3-MCPD (compresi gli esteri) negli oli e grassi di palma sono purtroppo rimasti invariati negli ultimi cinque anni.

L’olio di palma contiene quantità di 3-MCPD pari a 2.912 µg/kg rispetto all’olio di oliva che ne contiene 48-49 µg/kg. Per conoscere il contenuto del 3-MCPD negli altri alimenti, consulta la tabella B.4 (Appendice B) della relazione scientifica dell’EFSA.

Qual è la dose giornaliera tollerabile?

L’EFSA ha stabilito una dose giornaliera tollerabile del 3-MCPD pari a 0.8 µg per kg di peso corporeo al giorno.

DIABETE

Ad inizio 2015, un gruppo di ricercatori dell’Università di Bari lancia un campanello d’allarme. In uno studio sperimentale condotto sugli animali, hanno osservato che l’olio di palma è in grado di distruggere le cellule beta del pancreas (responsabili della produzione di insulina).

Pochi mesi dopo però lo stesso gruppo di ricercatori fa rientrare l’allarme precisando che l’esperimento prevedeva una dieta ricca di grassi saturi composta per il 60% di olio di palma sottoposto a idrogenazione. L’idrogenazione è una lavorazione chimica impiegata per rendere solidi o semi-solidi alcuni oli o grassi vegetali. L’olio di palma è idrogenato di natura, si presenta quindi già allo stato semi-solido senza necessitare del processo di idrogenazione.

L’effetto negativo sul pancreas non è quindi da imputare all’olio di palma ma all’uso eccessivo di grassi saturi idrogenati chimicamente.

La posizione delle industrie alimentari

Le industrie, su indicazione dell’EFSA, stanno cercando di studiare nuovi processi di raffinazione per ridurre la formazione di questi contaminanti.

In seguito alla relazione scientifica dell’EFSA, molte aziende alimentari hanno deciso di ritirare dal mercato prodotti contenenti l’olio di palma raffinato e di proporre alimenti nella versione palm oil free.

Tra queste troviamo grandi marche come la Coop (tutti i loro prodotti ne sono privi), Carrefour, Misura, Galbusera, Mulino Bianco, Balocco, Buitoni e Colussi.

Qui puoi trovare una lunga lista di prodotti privi di olio di palma.


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